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Quel grigio odio per la libertà individuale

In un aspetto basilare tutte – e dico tutte – le nazioni del mondo sono state diverse dall’Italia nell’affrontare l’emergenza sanitaria. Nessuna – e voglio dire nessuna (pur con le mille violazioni costituzionali effettuate in ogni caso)- ha mai nemmeno pensato lontanamente di vietare attività di per sé stesse salutari come sport individuali all’aria aperta; nessuna -e dico ancora nessuna- ha mai imposto divieti relativi la pratica di attività per loro stessa tipologia, individuali nella natura. Parlo di quelle connesse strettamente con il tipico lifestyle di chi ama vivere quel macro universo culturale, economico e valoriale che possiamo definire ruralità. Anche se in campagna non c’è nato o ci risiede.

Perché da noi, invece, ci si è insensatamente accaniti prima verso runners e bikers, appassionati praticanti di cardio e nordic walking? E poi ed in egual misura su praticanti salutari attività come la raccolta di erbe spontanee, funghi e tartufi? Perché arrivare addirittura a vietare cinofilia e pesca in tutte le sue forme, dalle acque interne al mare sino agli abissi più profondi? Sì che parliamo di persone che per statuto esistenziale sono serie e responsabili a partire dal modo in cui hanno cura del loro stesso corpo e della loro stessa salute! Gente che mangia sano, va a letto presto e si alza prima del sole, ha a cuore la natura e la forma fisica e mentale. Gente che spesso ha fatto una vera e propria scelta di vita, restando o trasferendosi a vivere in comprensori per l’appunto rurali, che poi sono il cuore pulsante dell’Italia più vera. Fatta non solo di città, ma di borghi e villaggi che costellano con le loro pietre antiche come diademi i nostri monti e colline, per non dire di tutte le realtà più o meno grandi affacciate nei nostri mari.

Ha risposto un assessore emiliano romagnolo: “dovevamo dare il segnale di un controllo stringente”. Cioè, costringere agli arresti domiciliari cittadini innocenti al di là di ogni logica e regola sanitaria, anche la più elementare, costringendo de facto ad assumere stili esistenziali dannosi essi stessi alla salute fisica e mentale di cittadini altrimenti responsabili? Controllare cosa poi? Ma siete pazzi? Uno stato serio, di diritto, ha delle leggi e punisce i trasgressori. Non impone norme castranti e antiumane, deliranti e senza senso solo perché presume che ci possa essere chi trasgredisce o solo per creare panico presupponendo di star amministrando una manica di bambini deficienti! Ma sapete quello di cui parlate? Conoscete la vita di chi vive la natura e l’ama per davvero?

Chi va ad asparagi selvatici è persona di per sé gelosa dei suoi posti, e quindi solitaria: è di solito un pensionato (ma non solo) che esce la mattina con la sua “Pandina”, parcheggia fra i boschi, e da solo passa due o tre di attività quasi contemplativa e salutare fra le brezze pure delle foreste. Gli sono fratelli il tartufaio col sul cane e il cinofilo coi suoi, siccome il cercatore di funghi col suo canestro e il suo bastone. Così come gli sono fratelli il pescatore sportivo, sia che frequenti le acque interne, che moli e profondità marine.

Perché costringere anche loro in casa? Inseguirli coi droni e pattuglie di carabinieri e polizia quanti mai ne abbiamo viste a dar la caccia ai delinquenti veri? Provo a dare una risposta…

C’è qualcosa che accomuna gli sportivi e gli amanti delle attività rurali, anzi due. Sono persone innanzitutto capaci di autodeterminazione e avventurose. Persone libere. E perciò “ribelli” potenziali nel senso più alto il termine possa mai aver avuto nella sua storia millenaria. Non a caso Ernst Jünger nel suo “Trattato del Ribelle” definisce proprio così la persona libera, ma libera veramente: Waldgänger, colui che di fronte a una società ottusa e opprimente, fa un cammino a-rebours e ritorna al Bosco. Capace di viverci, di starci e di farci “repubblica” da solo, come un novello Thoreau nella sua “cabin” sulle verdi sponde del lago di Walden. Un bosco concepito come archetipo. Un bosco che richiama alla memoria figure leggendarie come Robin Hood. Di qua, la tirannia e la città come sua sede; di là, la foresta col suo senso radicale di libertà e di infinito: dimora sacra di insondabili misteri.

Diventa allora comprensibile perché ogni regime abbia al vertice della sua visione la civitas organizzata: luogo tentacolare coi suoi palazzi del potere territorio di ogni casta ormai corrotta, e cittadini impauriti rinchiusi in loculi claustrofobici, e dunque controllabili. Il mezzo, quello di sempre: la paura! La paura diffusa coi mezzi di comunicazione di massa, e con la presenza nelle strade di forze che vorrebbero essere dell’ordine, ma che stanti così le cose sono dell’oppressione solamente.

Che altro potevano concepire dunque “sinistri” individui nascosti dietro pallidi tecnocrati, se non un vero e proprio regime persecutorio che altro non dimostra che il loro odio per ogni forma di libertà? Farneticano di “green”, ma ce li vedete voi nelle foreste a “correre coi lupi”? Millantano appartenenze “verdi”, ma vestono i colori delle ombre.

Posso dire che li detesto?

Li detesto come detesto chiunque abbia come unico credo il controllo sociale e la limitazione della libertà altrui per il mantenimento del suo misero potere!

Li detesto come detesto chiunque geneticamente abbia lui paura di ogni uomo libero, e per questo capace di autodeterminarsi nel rispetto dei suoi simili. E solo con la paura e l’oppressione è capace di “governare”.

Non prevalebunt!

“Vorrei poter raccogliere nella mia mano le vostre case per sparpagliarle come un seminatore, su foreste e prati. Vorrei che le valli fossero le vostre strade, e i vostri vicoli dei verdi sentieri, affinché possiate cercarvi l’un altro attraverso le vigne e arrivare col profumo di terra nei vostri indumenti. …Voi figli dello spazio, irrequieti nel riposo, voi non verrete né intrappolati né domati. (…) Poiché ciò che in voi è sconfinato dimora nel palazzo del cielo, la cui porta è la bruma mattutina, e le cui cui finestre sono le poesie e i silenzi della notte”(Kahlil Gibran).

Non possono vincere perché hanno sempre perso, e perderanno anche ‘sta volta.

Una preghiera: che sia presto.

 

Andrea Aromatico

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