The Eye of Providence or the all-seeing eye of God. Saint-Jean Baptiste church.  France. (Photo by: Godong/Universal Images Group via Getty Images)

La Disinformazione sull’uso dei Simboli tradizionali

Abbiamo sentito la necessità di spendere delle parole in risposta ad alcuni contenuti prodotti in area “complottista” (absit injuria verbis, ma è il modo congruo di definire posizioni polemiche da parte di autori poco competenti in ambito esoterico, che pretendono di elaborare interpretazioni in merito a temi “occulti” che chiaramente non possiedono). Ci riferiamo a due articoli affermanti la natura “massonica” o “rosicruciana” che qualcuno vede o vedrebbe su simboli e crocifissi indossati dal papa (questo attuale, ma ricordiamo che illazioni analoghe furono avanzate anche sui precedenti), articoli usciti sul sito di controinformazione ByoBlu. Quanto alla poca competenza in merito dell’Autore, basti considerare che definisce la Rosacroce una “setta massonica, ecologista, sincretista” (sic). Chiunque abbia competenza di studi di storia dell’esoterismo capisce la superficialità polemica di questa affermazione. Del resto non capiamo da dove l’Autore abbia attinto la nozione sulla natura “ecologista” dei Rosacroce, dato fra l’altro che l’ecologismo è un orientamento politico e culturale tipicamente contemporaneo.

Da studioso di scienze tradizionali, devo far valere un dato generale della scienza dei simboli: un simbolo non sempre, anzi quasi mai, è identificabile come solo “massonico”, o “di partito” (si pensi ai molti usi dello swastika) o di qualsiasi altra categoria (religiosa, politica, sportiva etc…). In primo luogo i simboli sono per natura fluida, e si prestano ad essere ubiquitari e trasversali, e – data la molteplicità delle loro applicazioni – possono adattarsi a contesti differenti e con differenti implicazioni. Altri di essi inoltre, per via del fatto di derivare direttamente dalla Tradizione Primordiale, si ricorrono in tutte le tradizioni: un esempio è proprio la croce.

Simboli della massoneria tradizionali, che siano però classificabili come unicamente massonici, sono rari anche perché trattandosi di iniziazione di mestiere il simbolismo della Massoneria è appunto tratto da quello delle costruzioni. E non ha anche il Vangelo fatto lo stesso, laddove il Cristo paragona sé stesso alla Pietra angolare, prima scartata e poi divenuta testa d’angolo? Ecco dunque un primo simbolo che è simultaneamente sia cristiano che massonico. Esclusivamente massonico – cioè proprio e non condiviso con altre forme tradizionali – potrebbe forse essere solo il glifo della Squadra e Compasso. Eppure, nemmeno questo è unicamente ed esclusivamente massonico. Una squadra e un compasso, seppure separate, compaiono nelle mani del Rebis di Basilio Valentino, dunque di ambito alchemico. Ma lo troviamo anche nell’iconografia cinese di naga e geni taoisti. Discorso analogo per l’Occhio della Provvidenza “che tutto vede”, per antonomasia associato alla Massoneria nella cultura popolare, che tuttavia campeggia non di meno sulla facciata delle chiese o di monumenti cristiani soprattutto di epoca barocca o neoclassica. Ma non si può restringere neppure a quest’epoca: l’Occhio nel triangolo equilatero è presente anche nella Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme comune e condivisa da tutte le confessioni cristiane! Contrariamente a una diffusa opinione popolare, quel simbolo è generalmente impiegato da varie chiese cristiane, anche orientali, e si trova con una certa frequenza raffigurato nelle iconostasi greco-bizantine. In ambito cristiano è infatti spesso stata impiegata quale iconografia tradizionale della Trinità.

Un dato storico da tenere presente è che la Libera muratoria, si è configurata sovente – non ce ne vogliano i pii devoti – come un esoterismo cristiano (si pensi alle Logge di San Giovanni) per cui l’osmosi o comunanza simbolica fra Cristianesimo e Massoneria è un dato di fatto. Del resto questo processo storicamente non era evitabile: l’ermetismo e l’esoterismo occidentali si sono sviluppati in un contesto sostanzialmente cristiano. Stabilire una priorità sui simboli è obiettivamente impossibile, perché il simbolo ha una natura “oggettiva”, non riducibile a processi meramente storici, né è soggetto alle logiche umane quali la “proprietà intellettuale”. Sarebbe anche corretto premettere che non è nemmeno lecito parlare di simboli “esoterici” contrapposti a quelli “religiosi”: piuttosto l’uno e l’altro registro sono entrambi presenti nello stesso simbolo, e vanno riferiti a due livelli di lettura, secondo la nozione del senso molteplice (e gerarchizzato) dell’interpretazione dei testi tradizionali, assai ben espressa da Dante Alighieri nel Convivio, e dunque nota al mondo cristiano.

Veniamo al simbolo “incriminato” secondo certi autori: il gesto detto del Buon Pastore che si troverebbe sui crocifissi portati da alcuni pontefici, compreso l’ultimo. La lettura sostenuta da questi autori, che vi vedrebbe un simbolo “non cristiano”, è del tutto fuorviante a tal punto da dover essere il frutto di un errore marchiano, oppure del tutto voluto. Vero è che questa posizione rituale è comune al segno “d’ordine” di alcuni gradi massonici (e non solo massonici); ma è del tutto scorretto, o frutto di malafede, affermare che esso non sia al tempo stesso anche cristiano. Si tratta anzi di un gesto simbolico fra i primi ad essere presenti nell’iconografia cristiana: non a caso essa è appunto chiamata del “Buon Pastore”. Essa si ritrova eminentemente associata alle prime raffigurazioni del Cristo, senza barba e come pastore, in particolare nell’arte delle catacombe dei primi secoli. Dunque non solo si tratta di un gesto che tecnicamente è “cristiano”, ma che è anche e soprattutto “paleocristiano”. Semmai è corretto osservare che è stato il Cristianesimo ad averlo mutuato dalla statuaria egizia, in quanto postura originariamente osiriaca o faraonica. Se pure  si volesse stabilire una linea temporale di un prestito simbolico, questa rientra in pieno nelle numerose assimilazioni simboliche che il cristianesimo stesso ha palesemente effettuato a partire dai culti misterici, precedenti, della tradizione mediterranea. Cionondimeno, nel suo contesto, esso resta un simbolo tecnicamente anche cristiano.

Ugualmente dovremmo dire degli abusati impieghi del termine “Rosacroce”, che però l’autore non mette poi in relazione ad un simbolo specifico di questa corrente tradizionale. Del resto, in questo caso, e ancor più di quanto detto per la tradizione massonica, la Rosacroce si configura storicamente come una forma simbolico-tradizionale dell’ermetismo cristiano e dunque la coincidenza di simboli con la mistica cristiana (ed anche con l’araldica tradizionale cristiana) è ancora più inevitabile. Si pensi al simbolo del Pellicano-Cristo, che è tratto dai bestiari medievali e al tempo stesso è un simbolo rosacrociano. Del resto una breve consultazione de Il Bestiario del Cristo, di Charbonneau Lassay, autore indubbiamente cattolico, potrebbe essere un ripasso più che consigliato per chi vuole parlare di questi temi. Quanto poi la Rosa simbolica sia centrale nella mistica cristiana e financo nella Liturgia (la Rosa mystica delle Litanie alla Madonna), è cosa che dovrebbe risultare pacifica. Del resto una rosa e una croce sono ugualmente presenti nello stemma di Lutero che, sebbene non cattolico, è certamente cristiano.

Ci stupiamo dunque di un uso così demagogico di argomenti tratti dal simbolismo, banalizzati, deformati e presentati alle masse in modo sciatto, privato dei necessari fondamenti esegetici ed ermeneutici, per avallare una interessata polemica cattolica anti-esoterica vecchia di secoli, e che ora viene rivitalizzata in una presunta chiave “anti-globalista”. Si tratta probabilmente della stessa operazione culturale compiuta da Mons. Viganò, o dal banchiere cattolico Gotti Tedeschi, in alcuni video piuttosto popolari, in cui dopo una serie di analisi condivisibili contro derive politiche attuali, si passava con voli pindarici del tutto scollegati sul piano concettuale, ad attacchi diretti a varie tradizioni spirituali (dalla “teosofia” alla Gnosi e allo gnosticismo), da sempre osteggiate dalla Chiesa. Si tratta di un processo culturale di disinformazione da denunciare: cavalcando l’impopolarità del papa attuale presso molti fedeli (e anche presso i non credenti) di area sovranista o anti-sistema, si propone una lettura alterata dei simboli (in realtà del tutto in linea con la forma del culto cattolico), per offrire un’immagine di una papa “esoterico”, dove il termine vorrebbe essere sinonimo, fra gli assunti impliciti degli agenti di questa operazione, del Male stesso. In questo modo si addossano le responsabilità degli elementi criticabili dell’attuale pontefice ad altre legittime tradizioni spirituali (esoteriche) che la Chiesa vuole eliminare da secoli. Nel fare questo, ad esempio, ogni mezzo è lecito, perfino far passare per “massonici”, non cristiani o addirittura anti-cristiani, dei simboli comuni da sempre al Cristianesimo. Fra l’altro, la giustapposizione di temi e contenuti sociali  e politici (es. ecologismo, egualitarismo) del tutto estranei alla tradizione sapienziale ed esoterica, è uno dei tratti tipici della degenerazione pseudo-iniziatica, processo che gli agenti della propaganda cattolica fingono di ignorare, assimilando contenuti e degenerazioni moderniste (proprie anche alla stessa Chiesa) all’esoterismo tout court, che in realtà da queste degenerazioni sarebbe danneggiato non meno della stessa ortodossia cattolica. In altri termini, questa programmata operazione psicologica vuole colpire altre forme tradizionali, ascrivendole in modo del tutto fazioso e fraudolento all’anti-Tradizione.

Aggiungiamo che questo lavoro sistematico di disinformazione (una delle tecniche della guerra psicologica) è sicuramente volto a pilotare “sovranismo” ed anti-globalismo ad un ritorno cattolico, per evitare che esso segua il suo naturale decorso verso una sana comprensione gnostica, la stessa che ha ispirato il film cult della lotta contro il Nuovo Ordine Mondiale e della presa di coscienza contro l’inganno globale: il ciclo cinematografico Matrix. Operazione di “custodia del cancello” (gatekeeping) affinché gli psichici non possano diventare pneumatici.

 

Matteo Martini

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