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Il Grande Reset: intervista con Ilaria Bifarini

Al primo posto da settimane nella classifica di saggi di economia su Amazon, il Grande Reset di Ilaria Bifarini è divenuto in breve un successo assoluto. Certo, Ilaria è molto conosciuta, ma le ragioni di questa diffusione sono altre, e cosa di meglio se non parlarne direttamente con l’autrice!

Al primo posto da settimane nella classifica di saggi di economia su Amazon, il Grande Reset di Ilaria Bifarini è divenuto in breve un successo assoluto. Certo, Ilaria è molto conosciuta, ma le ragioni di questa diffusione sono altre, e cosa di meglio se non parlarne direttamente con l’autrice!

Dunque Ilaria, perché il tuo libro sta avendo così tanto seguito, in una popolazione come l’italiana di solito pigra intellettualmente e/o, come si dice “addormentata”…?

Credo che il successo sia dovuto alla sua schiettezza. Il libro parla chiaro fin dalla copertina, non a caso a sfondo nero: il Grande Reset, Dalla Pandemia alla nuova normalità. Chiunque abbia un barlume di consapevolezza del cambiamento epocale messo in atto attraverso la strumentalizzazione della pandemia, non può esimersi dall’approfondire e cercare delle risposte. Avendo come priorità la chiarezza e la concretezza, il libro non si perde in speculazioni o elucubrazioni teoriche, ma delinea accuratamente il progetto di annientamento dell’attuale sistema sociale ed economico, come lo abbiamo conosciuto prima del febbraio 2020. Ogni affermazione viene documentata attraverso fonti ufficiali, in modo da risultare immune da ogni accusa di complottismo o di fake news cui è solito far ricorso il mainstream per mettere a tacere chi non aderisce al pensiero unico. E difatti nessun paladino della narrazione sanitaria dominante ha potuto rivolgermi tale critica.

Quali sono i temi centrali (in sostanza, di cosa parla), e perché -per quali ragioni profonde- ti sei impegnata a scriverlo…?

Il Grande Reset, piano cui le istituzioni internazionali, le grandi multinazionali, le organizzazioni non governative e i filantropi lavorano già da tempo, ha ripercussioni sul piano economico, sociale e antropologico. Il libro si sofferma su ognuno di questi aspetti. Grazie alla strumentalizzazione della pandemia si è finalmente realizzata la condizione per attuare la tanto agognata Quarta Rivoluzione Industriale, che stentava a prendere piede. Come spiega senza mezzi termini Klaus Schwab, il fondatore del Forum di Davos, questa non cambierà solo quello che facciamo, ma anche ciò che siamo, con risvolti sulla nostra identità e su tutte le questioni annesse.

A quale tipo di lettori è destinato?

Come nei precedenti libri, il mio obiettivo, cui presto grande attenzione, è spiegare concetti complessi in modo semplice e accessibile a tutti. Il linguaggio e il registro utilizzati sono volutamente tarati per un pubblico variegato, in modo che la lettura risulti comprensibile a tutti, ma allo stesso tempo, attraverso l’utilizzo di un approccio multidisciplinare, sia capace di offrire spunti di approfondimento e prospettive nuove.

“Non c’è nulla di occulto che non debba diventare manifesto” si legge nei Vangeli: il piano del Great Reset era in realtà già nero su bianco da tempo, perché nessun media “mainstream” ne ha mai parlato apertis verbis? Dico, esiste anche un volume precedente al tuo che lo annuncia e lo magnifica. Eppure, il silenzio più o meno totale…

 Il piano è dichiarato già da tempo ed è la concretizzazione di una serie di iniziative, come l’Agenda 2030, e della propaganda di movimenti decrescisti improntati al radicalismo ecologico, come quello finto-spontaneo di Greta Thunberg, che in realtà non mira a sensibilizzare l’opinione pubblica e i giovani sul tema ambientale, ma serve a sostenere lo sviluppo dell’industria e della finanza legate alla Green economy. Il fatto che i portavoce del mainstream ne parlino in termini esclusivamente celebrativi ed entusiastici, senza lasciare alcuno spazio alla critica, non deve stupirci: è il compimento dell’ideologia di cui sono portatori. La cattura cognitiva da parte del de-pensiero predominante di cui sono vittime, impedisce loro di cogliere la deriva disumanizzante di tale ideologia.

Seriamente, chi deve preoccuparsi per questo “progetto”…? E perché…?

Siamo tutti in pericolo. Ovviamente a pagarne il prezzo più elevato sono i lavoratori delle PMI, che in Italia in particolare rappresentano la stragrande maggioranze del tessuto industriale, insieme al settore del turismo, fiore all’occhiello del nostro Paese. Nel piano del Grande Reset è previsto il sacrificio dei mercati ritenuti obsoleti per far posto ai nuovi. A essere superate nella nuova visione del mondo e dell’umanità sono tutte quelle attività legate alla socialità, alla convivialità, a quei rapporti, lavorativi e non, che richiedono il contatto umano non mediato da uno schermo. Non ci sarà più spazio per le imprese di dimensioni ridotte o a conduzione familiare, né per tutti quegli esercizi legati alle tradizioni locali: a sopravvivere saranno solo le multinazionali giganti, come realizzazione massima della teoria neoliberista, che da sempre combatte il cosiddetto nanismo industriale a favore del gigantismo. A fronte di un’incommensurabile perdita di posti di lavoro e di una disoccupazione fuori controllo, l’unico settore che offrirà possibilità di lavoro è quello della cosiddetta gig economy, l’economia dei lavoretti. Già in crescita negli ultimi anni, con le restrizioni imposte dai governi ha visto un’esplosione, con l’arricchimento ulteriore delle piattaforme di delivery e la sempre maggiore richiesta della figura dei rider, ossia dei fattorini che consegnano cibo a domicilio a ogni ora del giorno e a ogni condizione metereologica, con prestazioni di lavoro a cottimo. La narrazione del Grande Reset magnifica queste attività lavorative come simbolo di emancipazione lavorativa e di conquista della libertà, che permettono all’individuo di disporre del proprio tempo ed essere “imprenditore di se stesso”, secondo una retorica tanto ingannevole quanto consunta. Ma se imprenditori e liberi professionisti sono quelli più penalizzati, in quanto privati dello stesso diritto inalienabile al lavoro e a una vita dignitosa, costretti a dipendere dai sussidi concessi dallo Stato, nessuno di noi è indenne dal progetto di reset sociale e antropologico in atto.

So che sei anche una grande studiosa e appassionata di psicanalisi: la mente umana, di più, l’anima umana nella sua infinita complessità, potrà mai sopportare una “neo normalizzazione” di tipo meccanico e tecnicistico che ne annulli le complessità strutturali?

È proprio questo il punto: perché questo piano funzioni è necessario anestetizzare, fino ad annullare, la parte più profonda dell’essere umano, ossia la sua anima. La visione alla base dell’ideologia del Grande Reset è di tipo materialista e nega l’elemento spirituale. Con il lavaggio del cervello martellante operato dai media, attraverso la strumentalizzazione della paura atavica della morte, viene veicolato il messaggio per cui il senso della vita consisterebbe nella sopravvivenza biologica in sé, nella sua preservazione, senza alcuna considerazione del benessere spirituale e del complesso equilibrio psico-fisico dell’uomo. L’essere umano si avvicina sempre più al modello robotico, come immaginato dalla teoria transumanista, che auspica un uomo aumentato delle sue capacità, fino ad arrivare a concepire la distopica ibridazione uomo-macchina. È la negazione del concetto di soggettività e di peculiarità dell’individuo sostenuto dalla psiconalisi (dal latino psiche, anima), disciplina ben diversa dall’attuale pratica di ortopedizzazione omologante praticata da molti terapeuti di oggi. Durante il periodo del lockdown ho approfondito lo studio di questa materia, che mi ha permesso di comprendere meglio come un’intera popolazione fosse così remissiva nell’accettare la privazione di diritti fondamentali e inalienabili, con un atteggiamento quasi masochistico. Dietro fenomeni sociali inspiegabili spesso si celano comportamenti psicotici e l’uso sapiente delle leve psicologiche delle masse da parte di chi tesse le fila del sistema.

Le tue opinioni: riuscirà, o come tutti precedenti progetti di eugenetica socio-economica (l’ultimo detto “comunismo reale”) è destinato a fallire…?

In realtà il suo fallimento è stato già previsto in quelle che chiamo “profezie autoavveranti”, ossia simulazioni condotte da blasonati istituti di ricerca internazionali. Già nel 2011 uno studio della Rockefeller Foundation riproduceva il realizzarsi di uno scenario pandemico, con l’applicazione del lockdown e di misure coercitive da parte dei governi su scala mondiale, dalle impressionanti analogie con ciò che stiamo vivendo. Dopo lunghi anni di sopportazioni da parte della popolazione, la situazione sfociava nel caos e nel disordine sociale. È inevitabile che ciò avvenga, si tratta di un piano disumano e in quanto tale destinato a fallire; ma il suo protrarsi sta portando a danni irreparabili, con la distruzione del tessuto economico e sociale. Solo l’acquisita consapevolezza da parte delle popolazioni e la conseguente ribellione al realizzarsi del disegno distopico del Grande Reset potranno salvarci.

 

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