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L’abitudine è più forte della paura

In ogni epoca della storia, gli esseri umani sono stati periodicamente schiavi della paura, corrosi dal suo tarlo inesorabile. Paura dei palafitticoli sull'altra sponda del lago, paura dei barbari che stavano varcando i confini dell'impero, paura delle bombe a capofitto dal cielo notturno... Uno dei più grandi terrori venne dalla Peste Nera, che si portò via quasi metà della popolazione europea nel XIV secolo.

In ogni epoca della storia, gli esseri umani sono stati periodicamente schiavi della paura, corrosi dal suo tarlo inesorabile. Paura dei palafitticoli sull’altra sponda del lago, paura dei barbari che stavano varcando i confini dell’impero, paura delle bombe a capofitto dal cielo notturno… Uno dei più grandi terrori venne dalla Peste Nera, che si portò via quasi metà della popolazione europea nel XIV secolo.

Oggi, nel 2020, assistiamo alla tragica farsa innescata col pretesto di un’influenza certo rilevante e contagiosa, ma molto meno letale della pestilenza trecentesca; molto meno letale dei bombardamenti su Berlino; molto meno letale della spada degli Unni e dei Visigoti; molto meno letale della selce scheggiata che si abbatteva sul cranio dei propri cari spappolandolo.

Ebbene, per un flagello che può accelerare la morte di persone già fortemente compromesse da una o varie gravi patologie (età media dei morti: 80 anni), i cosiddetti «stati democratici» hanno deciso di annientare a tempo indefinito due essenziali libertà: quella di circolare al di fuori del proprio cortile e quella di svolgere oneste attività commerciali.

Chi non si sia fatto soverchiare dall’incessante propaganda governativa e televisiva, avrà certo compreso da tempo che ci troviamo nel bel mezzo di una tirannia. Essa si nutre dell’angoscia instillata nella moltitudine come un vampiro del sangue delle sue vittime.

In qual modo potrà finire tutto questo? A mio avviso in modo semplice, lineare, naturale. Dobbiamo tener presente che l’essere umano vive di abitudini. Per quanto terrorizzato dalla guerra, ad esempio, dopo un paio d’anni si abitua perfino ad essa, così come a qualsiasi altro tragico evento ripetitivo. Mentre fioccavano le bombe naziste su Londra – evento purtroppo quotidiano – tutti cercavano affannosamente di raggiungere un rifugio. Ma una volta passato il rischio e la tempesta di fuoco, ognuno ricominciava ad avventurarsi all’aperto: non rimaneva paralizzato nelle cantine! La Peste Nera falciò a suo tempo una persona su due, e tuttavia questo non impedì che si continuasse a circolare e ad agire, senza farsi bloccare più di tanto dal timore del contagio.

 

Mario Marchisio

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