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Qfwfq e Yhwh: attenti a quei due!

Mi butto. E se Qfwfq e Yhwh appartenessero alla stessa tribù? Prima di tutto, chi sono Qfwfq e Yhwh?

Mi butto.

E se Qfwfq e Yhwh appartenessero alla stessa tribù?

Prima di tutto, chi sono Qfwfq e Yhwh?

Qfwfq è il protagonista di una serie di racconti scritti da Italo Calvino; appare nelle raccolte Le Cosmicomiche, Ti con zero e qua e là ancora. Yhwh, invece, per chi non lo avesse riconosciuto subito, oramai tutti lo abbiamo presente con il nome di… Dio. Qfwfq è noto alle cronache dal 1963 d.c., quando apparve per la prima volta all’interno di un racconto pubblicato sulla rivista Il Caffè. Yhwh, invece, è noto da tempi molto più antichi.

Dunque, ripartiamo: e se Qfwfq e Yhwh appartenessero alla stessa grande famiglia?

Direte voi: “Abbiamo capito. E’ per via delle consonanti. Entrambi i nomi sono fatti di sole consonanti senza vocali. Per questo ti è venuta questa idea. Va pur considerato, tuttavia, che Qfwfq è un palindromo, mentre Yhwh è un tetragramma”. Vero, ma il tetragramma Yhwh è formato dalle lettere ebraiche Yod, He, Waw e He e se si osserva com’è scritto in ebraico sembra quasi (a occhio inesperto) un palindromo. Guardate: יהוה. Può essere che Calvino abbia visto יהוה e si sia detto: “Sembra un palindromo…”. In più, Qfwfq, il quale se la spassa in compagnia di Kgwgk e Pfwfp e Vdh Vdh (è il nome della moglie; non somiglia al “Tsk!Tsk!” di Paperone?!) e di altri personaggi dai nomi consonantici e palindromici, come It di Stephen King è vecchio quanto l’Universo. E per Yhwh, è il caso di ricordarlo? Qfwfq abitava persino nella singolarità, prima del Big Bang, assieme a un mucchio d’altri personaggi, stando allo stretto, pestandosi i piedi uno con l’altro, in un gran caos. Poi, ha vissuto con la Luna tanto vicina alla Terra che la si poteva raggiungere appoggiandoci una scaletta. E ancora, a quanto pare, Qfwfq è in grado di “incarnarsi”. Di vivere molte vite assumendo forme differenti: ora è alla guida di un’automobile nel racconto “Il sangue, il mare” nella raccolta Ti con zero, ora assume forme di un protozoo rizopodo. Di Qfwfq non vi è alcuna descrizione, da nessuna parte. Del resto, nemmeno di Yhwh vi è descrizione. Ha perfettamente senso, in fondo: se Qfwfq e Yhwh sono indescrivibili, perché dirlo? Basta non mettere nessuna descrizione da nessuna parte. Altro che H.P. Lovecraft!

Se Qfwfq e Yhwh fossero per davvero iscritti allo stesso Ufficio Anagrafe, questo che cosa implicherebbe? Ma è evidente. Significherebbe che Italo Calvino con il suo fantasioso, umoristico e fumettistico libretto per ragazzi intelligenti avrebbe, zitto zitto, quatto quatto, suggerito un’eresia grande come un’astronave. Si dà il caso, infatti, che Yhwh sia un Dio Solo – un po’ come Bobby, il rocker Elvis-maniaco; e che non sia possibile, pertanto, qualche altro nome si trovi sull’albo dell’Ufficio Anagrafe accanto al Suo.

In più, Qfwfq, nelle Cosmicomiche, narra le sue versioni della storia del mondo. Così di qui abbiamo la parola di Qfwfq e di là Quella… be’, Quella di Yhwh.

Più sfrontato di così!

Ma, domandiamoci: perché scrivere dei racconti del genere? D’accordo, sono belli e tutto quanto. La fantasia!: avercela è sempre una gran bella cosa, un dono. Epperò, che cosa è saltato in testa al buon Italo? E’ lecito porsi questa domanda, perché ai critici il deutero Calvino è sempre parso un po’ misterioso; e in secondo luogo, perché Calvino stesso è piuttosto elusivo riguardo al chi sia Qfwfq e sul perché di questi racconti. Del resto, Calvino mica poteva dichiarare bello e tronfio che Qfwfq era un membro del clan di Yhwh; e che date le scoperte astronomiche dell’epoca con il conseguente definitivo decentramento dell’uomo all’interno del cosiddetto cosmo (che si è scoperto essere solo un gran casino), il suo rimpicciolimento, in attesa, con l’Universo tutto espanso, del totale smembramento, atomo dopo atomo, più che a un racconto mitico, qualsiasi racconto sul suddetto cosiddetto cosmo, a ben vedere, par più comico, solo e soltanto la bella burla di un bravo burlone. Eh no, troppo scaltro e intelligente, Calvino, per dichiarazioni di tal fatta. E, già che ci siamo, parlando di nomi… quel Marcovaldo, con il riferimento a Valdo… Già, perché Calvino dava parecchia importanza alla scelta dei nomi dei personaggi. Non li sceglieva a caso. In uno scritto del 1952 dal titolo “Personaggi e nomi” ecco che cosa scriveva a proposito:

Io credo che i nomi dei personaggi siano molto importanti. Quando, scrivendo, devo introdurre un personaggio nuovo, e ho già chiarissimo in testa come sarà questo personaggio, mi fermo a cercare alle volte anche per delle mezz’ore, e finché non ho trovato il nome che sia il vero, l’unico nome di quel personaggio, non riesco ad andare avanti. (…) io credo che i nomi anodini siano astratti: nella realtà si trova sempre un sottile, impalpabile, talora contraddittorio rapporto tra nome e personaggio, cosicché uno è sempre quel che è più il nome che ha, nome che senza di lui non significherebbe nulla, ma legato a lui acquista tutto un significato speciale, ed è questo rapporto che lo scrittore deve riuscire a suscitare per i suoi personaggi

Ma cosa rappresenta Qfwfq, a parte il fatto di essere, a quanto pare, un concittadino di Yhwh?

Dice bene Franco Brizzo, che scrivendo, all’interno della raccolta di racconti Fiction di Giulio Mozzi, quello che a questo punto si può ben considerare un apocrifo delle vicende qwfqwiane, parla di Qfwfq che si trasmuta in acqua. E scrive Brizzo, racconta Qfwfq:

Dicono le divinità: “Noi siamo quello che siamo!”. Non dicono: “Siamo questa cosa, quell’altra cosa”. Ascoltate le divinità! La vostra carne è soltanto… carne. La carne non è importante, è importante la vita!”
Nessuno lo ascoltava. “Tutto si trasforma – gridava Qfwfq dal suo sgabello – Chi si oppone alla trasformazione si vota alla sconfitta. Il vincitore non sarà colui che si oppone, ma colui che si piegherà. La forza delle divinità si abbatterà su di noi [perciò, qui Brizzo esclude che Qfwfq possa essere imparentato a Yhwh, ndr]: ma le divinità non sono notri nemici! Noi siamo i loro servi prediletti. L’amore ci lega….”

Qfwfq è semplicemente vita eterna: l’eternarsi della vita attraverso le forme, aldilà delle forme.

E concludiamo questo breve intervento con questa immagine brillante, poetica che Brizzo ci regala di Qfwfq:

L’ultima volta che aveva dormito (gli succedeva sempre più di rado, di entrare nell’inconsapevolezza) Qfwfq aveva sognato di essere in un liquido caldo e denso. Non l’acqua del mare: un liquido caldo e denso. Aveva ancora il suo corpo d’uomo, e nuotava nel liquido quasi senza fare movimenti. Andava verso una luminosità argentea. Dentro quella luminosità c’era Leila. Qfwfq era felice. Leila allargava le gambe e Qfwfq entrava tutto dentro la sua vagina. Nuotava dentro Leila, il suo corpo si allargava dentro il corpo di Leila. Sentiva – nel sogno – di essere dentro Leila, sentiva l’interno della pelle del viso di Leila sfiorare l’esterno della pelle del suo viso. La baciò sulla bocca, da dentro. Poi cominciò un tremito, uno scuotimento, e Qfwfq sentì che non solo lui era dentro Leila, ma anche Leila era dentro di lui: stavano diventando una sola persona con una sola consapevolezza.

 

Marco Candida

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