Burioni esalta uno studio su “Heart”, altamente manipolato, come prova definitiva della natura benefica dei vaccini COVID-19

 

Dr. Stefano Scoglio, Ph.D. M.sc

Recentemente, Burioni se n’è uscito con roboanti dichiarazioni, esaltando uno studio internazionale che proverebbe come i vaccini COVID-19 non solo non causano problemi cardiovascolari ma infatti li prevengono:

“Malori fatali? Morti improvvise? Infarti mortali? A sentire i novax (e alcuni giornalisti) tutti causati dal vaccino anti-Covid. Poi però arrivano i numeri, e che numeri: l’incidenza di eventi cardiovascolari viene messa a confronto tra una popolazione di 10,2 milioni di vaccinati e una di 10,4 milioni di non vaccinati. Risultato? Il vaccino è estremamente efficace nel ridurre l’incidenza di queste malattie. I vaccinati hanno una minore incidenza, dopo il Covid, di infarti, ictus, arresti cardiaci, trombosi, emorragie cerebrali, insufficienze cardiache e addirittura anche di miocarditi e pericarditi. Non sarebbe il caso, cari giornalisti, di chiedere scusa per le bugie pericolose con le quali avete inquinato la pubblica opinione negli ultimi 3 anni su un tema così importante?”

Lo studio a cui fa riferimento Burioni è uno studio uscito su Heart, una rivista del prestigioso British Medical Journal. E a prima vista sembrerebbe uno studio importante visto che ha coinvolto tre diverse nazioni e ben 20 milioni di individui. Infatti, chi si limitasse a leggere solo i rapporti stampa, o al massimo abstract e conclusioni, non potrebbe che dare ragione a Burioni:

Conclusions. COVID-19 vaccination reduced the risk of post-COVID-19 cardiac and thromboembolic outcomes. These effects were more pronounced for acute COVID-19 outcomes, consistent with known reductions in disease severity following breakthrough versus unvaccinated SARS-CoV-2 infection.”[1]

“Conclusioni. La vaccinazione contro il COVID-19 ha ridotto il rischio di esiti cardiaci e tromboembolici post-COVID- 19. Questi effetti sono stati più pronunciati per gli esiti acuti del COVID-19, in linea con le note riduzioni della gravità della malattia in seguito alla scoperta del vaccino verso I non vaccinati.”

Se ci si ferma a queste letture superficiali, come fanno in genere virologi e media del mondo in particolare in Italia, e chiaro che non si potrà mai penetrare la verità di questi studi truffaldini. Per fare ciò occorre andare a destrutturare materiali e metodi, superando anche gli ostacoli, i trucchi, i veli appositamente posti dai ricercatori per oscurare la verità dello studio.

Facciamo subito un esempio, e nemmeno tra i più importanti. I ricercatori, hanno utilizzato quattro database, che raccolgono regolarmente dati sulla salute dei cittadini iscritti, strutturati su tre paesi: UK, Spagna ed Estonia. Hanno poi suddiviso i quasi 20 milioni di cittadini raccolti nei database in quattro coorti, quattro gruppi così strutturati:

Coorte uno: individui dai 75 anni in su, senza previa storia di COVID-19 o di vaccino.

Coorte due: individui dai 66 anni in su, senza previa storia di COVID-19 o vaccino, ma in condizioni di salute estremamente critiche.

Coorte tre: individui dai 50 anni in su, senza previa storia di COVID-19 o vaccini.

Coorte quattro: individui dai diciott’anni in su, senza previa storia di COVID-19 o vaccino.

La prima cosa che si nota è che l’età dei partecipanti è estremamente elevata, e grazie a un primo trucco forse più elevata di quello che appare. È chiaro che tre dei quattro gruppi raccolgono individui dai cinquant’anni in su, ma anche un quarto gruppo potrebbe avere molti individui di età elevata. infatti il quarto gruppo È quello che va dai diciott’anni su, ma tra diciott’anni e cinquant’anni c’è un range molto ampio, i ricercatori non specificano quanti di questi individui abbiano più di 40 anni. E siccome non lo specificano, c’è da dubitare che molti individui appartenenti a questa categoria siano realtà ultraquarantenni.

E così si arriva al primo grande problema di questo studio, ammesso dagli stessi ricercatori:

 “Also, our study included a small number of young men and male teenagers, who were the main population concerned with increased risks of myocarditis/pericarditis following vaccination.”

“Inoltre, il nostro studio ha incluso un piccolo numero di giovani uomini e adolescenti maschi, che costituivano la popolazione principale coinvolta per l’aumento del rischio di miocardite/pericardite in seguito alla vaccinazione”.

Qui ci sono già due affermazioni essenziali: prima, loro stessi ammettono che il numero dei diciottenni era estremamente esiguo, il che conferma che la quarta coorte era costituita da individui di età avanzata. E dato che la popolazione soggetta a rischio di problemi cardiovascolari a seguito della vaccinazione è proprio quella di giovani uomini e adolescenti maschi, mentre almeno il 90% dei partecipanti allo studio erano come minimo ultraquarantenni,  allora significa che gli stessi ricercatori ammettono la totale irrilevanza del loro studio.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg della truffa. Un altro passaggio chiave, ovviamente reperibile in una sezione poco rilevante e fuorviante, è il seguente:

Sensitivity analyses comprised 1) censoring follow-up for vaccinated people at the time when they received their second vaccine dose.”

“Le analisi di sensibilità comprendevano 1) censura del follow-up per i vaccinati nel momento in cui hanno ricevuto la seconda dose di vaccino”.

Si tratta di un dato essenziale, che però viene nascosto in una sezione scarsamente rilevante come quella dell’analisi di sensibilità, e anche qui viene dichiarato in modo oscuro. Il significato è che tutti coloro che sono stati seguiti per gli effetti conseguenti al vaccino, sono usciti dallo studio appena hanno effettuato la seconda dose. In altre parole, lo studio si è limitato a valutare gli effetti solo dalla prima dose del vaccino, quando si sa che gli effetti peggiori si sono accumulati con le dosi successive. Già questo squalificherebbe lo studio nella a sua totalità, anche perché gli obblighi vaccinali e i Green pass si sono riferiti almeno alle tre dosi iniziali di Pfitzer o Moderna: troppo comodo imporre tre dosi di vaccino a tutta la popolazione, e poi studiare gli effetti solo sulla prima dose. Di questo ovviamente Burioni non parla. Il fatto che un dato così rilevante venga citato en passant solo in una sezione marginale, mostra come i ricercatori cercassero di tenere il dato più nascosto possibile.

Ma non basta. Molti dei dati metodologici essenziali non sono presenti nello studio, che rimanda o ad altri studi o a supplementi da scaricare online. Anche questo è un modo per rendere lo studio meno trasparente possibile.

Quando si scaricano i supplementi, altri dati molto interessanti emergono. Partiamo dal fatto che esiste un bias sostanziale, legato al fatto che i soggetti prescelti per lo studio facevano parte di database di individui molto medicalizzati, che avevano un numero elevato di visite ospedaliere o mediche. Questo di per sé fa sì che anche i non vaccinati erano individui molto medicalizzati e con probabile uso prolungato e cronico di farmaci. Considerando che l’uso prolungato cronico di farmaci e foriero di molti effetti collaterali anche devastanti, è evidente che il controllo dei non vaccinati, che doveva costituire il confronto con i vaccinati, è chiaramente falsato.

A conferma di questo, nel supplemento si trova che sia i vaccinati che i non vaccinati avevano storie mediche in media per i 24-25 anni precedenti.

E come se non bastasse, la stragrande maggioranza di loro aveva patologie gravi a carico. Prendiamo ad esempio la situazione dei non vaccinati della coorte uno:

Asma                                                15%
Malattia renale cronica                 21%
Diabete                                            18%
Infarto                                              5%
Ipertensione                                   50%
Tumori maligni                               20%
Osteoporosi                                    9%
Trombo embolismo venoso si     6%

Quindi, il controllo dei non vaccinati è costituito da una popolazione prevalentemente super anziana, affetta nella stragrande maggioranza dei gravi patologie, è in cura per queste patologie mediamente per i precedenti 24-25 anni. Questo significa 25 anni di uso costante di farmaci per patologie gravi, il che rende soggetti chiaramente passibili di problematiche cardiovascolari.
Insomma, a questi ricercatori pro-vax piace vincere facile!
Ci sarebbero numerosi altri punti da sottolineare, ma mi fermo qui, perché mi pare che ci siano tutti gli elementi per stabilire che si tratta di uno studio truffaldino. In definitiva:

  • Lo studio utilizza soggetti anziani e super anziani, del tutto irrilevanti rispetto alle problematiche di pericardite e miocardite, come riconoscono gli stessi ricercatori;
  • Lo studio, in maniera surrettizia limita l’analisi dei vaccinati solo alla prima dose vaccinale, pur essendo noto che la stragrande maggioranza dei problemi sono emersi con la seconda o la terza dose che, non dimentichiamo, sono state rese obbligatorie per tutta la popolazione.
  • Infine, come abbiamo visto, il gruppo di non vaccinati, che doveva costituire il controllo rispetto ai vaccinati, era costituito da persone molto anziane, affette da gravi patologie, in cura farmacologica da 24 -25 anni: ovvero individui con una grande propensione per lo sviluppo di patologie cardiovascolari. Non dimentichiamo che esiste una categoria di patologia che si chiama “drug induced cardiomyopathy”, ovvero cardiopatie indotte da farmaci, e quasi tutti i principali farmaci hanno quest’effetto cardiologico negativo. Su PubMed ci sono oltre 14.000 studi relativi agli effetti cardiovascolari negativi dei farmaci.

Ma tutto questo Burioni non lo sa, o forse preferisce non saperlo!

 

APPENDICE: il trucco del rischio relativo.

Burioni parla di vaccino estremamente efficace, in effetti si basa sui numeri dati degli stessi ricercatori dello studio uscito su Heart:

Our analyses showed a substantial reduction of risk (45–81%) for thromboembolic and cardiac events in the acute phase of COVID-19 associated with vaccination…Risks for post-acute COVID-19 VTE, ATE and HF were reduced to a lesser extent (24–58%).”

 “Le nostre analisi hanno mostrato una sostanziale riduzione del rischio (45-81%) di eventi tromboembolici e cardiaci nella fase acuta di COVID-19 associati alla vaccinazione… I rischi di TEV, TEA e SC post-acuti da COVID-19 sono stati ridotti in misura minore (24-58%).”

Anche ammettendo che si tratti di uno studio corretto, anziché come abbiamo visto falsificato, questa valutazione del rischio è altrettanto falsificata dallo studio, come stiamo per vedere. Infatti, il criterio adottato è quello della riduzione del rischio relativo (RRR), una misura propagandistica sempre adottata dall’ industria farmaceutica per gonfiare oltremisura gli effetti di farmaci e vaccini.  Per leggere più il dettaglio della distinzione tra riduzione del rischio relativo e riduzione del rischio assoluto (ARR) si veda: https://www.facebook.com/notes/406416967029994/?paipv=0&eav=AfbJFPsc1s_wQKg6KVyalM3S-dhLTYVZx92Y1wGXV7L-QlgnZuGj7kIKkmCgisd_xvw

Prendiamo un passaggio da quell’articolo per capire in maniera semplice la distinzione tra RRR e ARR:

“Per capire questo doppio valore, dobbiamo introdurre alcuni concetti statistici. Il 59% è il tasso RRR (Riduzione del Rischio Relativo), che è la riduzione percentuale che si ottiene (più o meno) quando si passa da una probabilità di contrarre l’influenza del 2.4% ad una dell’1%. Ma si tratta di un tasso di riduzione ottenuto a partire da un numero già molto basso, quello relativo alla piccola percentuale di individui che prenderanno l’influenza (2.4%), ma non mi dice niente in rapporto al rischio della popolazione totale.”

Semplificando un calcolo più complicato, possiamo dire che la riduzione del rischio reale è la differenza tra  2,4%, la probabilità di contrarre l’influenza, e tale probabilità, l’1%, dopo aver assunto il rimedio. Questa è la riduzione del rischio assoluto o ARR. Questo stesso dato, letto in modo propagandistico, diventa il 59%, perché 1 diviso 2.4 da 0.41, il cui corrispettivo è appunto 59. Questa è la riduzione del rischio relativo o  RRR.

Per capire la differenza tra questi due valori nella pratica, riprendo un esempio già pubblicato nell’articolo su Facebook:

“Ammettiamo che vi dicano: tu hai uno 0.5% di probabilità di morire in un incidente stradale; io ti propongo un farmaco, piuttosto costoso perché interviene sulla specifica zona del cervello deputata all’attenzione mentre si guida, che però riduce tale rischio di morte del 60%. Messa così, chi non accetterebbe? Ma quando poi vi chiariscono che in tal modo il vostro rischio di morire di incidente stradale si riduce dallo 0.5% allo 0.2%, e che il farmaco costa €1000 al mese, con la possibilità che vi venga anche un periodico ma cronico mal di testa, penso che vi direste: ma vale la pena tutto questo per una riduzione che, in termini assoluti, non cambia quasi nulla, riducendo le mie probabilità di un mero 0.3%?”

Se applichiamo questa distinzione allo studio pubblicato su Heart, troviamo quanto segue. In un articolo dell’Istituto superior di sanità vengono forniti dati sul rischio cardiovascolare delle diverse fasce della popolazione.[2] Ad esempio, il rischio cardiovascolare “a 10 anni risulta pari a 2,9% nelle donne e a 7,7% negli uomini”. L’articolo non dà un valore globale di tutta la popolazione, ma solo delle diverse fasce di rischio. Tuttavia la media delle diverse categorie di rischio, è pari a circa il 6%. In alter parole, un qualsiasi individuo, prima di sapere a quale categoria di rischio appartiene (e questo dipende molto da fattori epigenetici come dieta e stili di vita), ha un rischio medio di contrarre una patologia cardiovascolare del 6%.

La riduzione del rischio media dichiarata dallo studio su Heart è del 52% (45-81 = 63%    24-58 = 41%    63 + 41 = 104 / 2 = 52%). Se applichiamo questa riduzione del rischio al 6% di probabilità media di contrarre una patologia cardiovascolare, otterremo un valore di 2,8%; ovvero la riduzione del rischio assoluto è di appena il 3,2%.

In realtà però, non c’è nessuna vera riduzione perché, come abbiamo visto, lo studio è completamente falsificato e manipolato, e quindi non ha nessun valore. Come la stragrande maggioranza della falsa scienza moderna.

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[1] Mercadé-Besora N, et al. Heart 2024;0:1–9, p.1
[2] Palmieri L. et al, Il rischio cardiovascolare globale assoluto e l’Osservatorio del rischio cardiovascolare (Orc), https://www.epicentro.iss.it/cardiovascolare/ORC2012#:~:text=Circa%20il%2012%25%20degli%20uomini,di%20rischio%2015%25%2D19%25.