via col vento

Via col Vento alchemico – Rossella O’Hara e Tara quale Pietra Filosofale

Tu trai la forza da questa terra, da Tara, Rossella Tu ne sei parte ed essa è parte di te

Margaret Mitchell, Via con il vento

 

Il Vento l’ha portata nel suo grembo, la Terra è la sua nutrice

Tabula Smaragdina

 

Non chiediamoci mai cosa frulla nella mente di un romanziere o di altri tipi di artisti. Nella creazione c’è un silenzio e una velocità su cui è bello tenere un po’ di pudore, velo del mistero. Non lo sanno neppure loro. La tecnica non spiega tutto. La mente quale espressione dello Spirito è più veloce della propria autocoscienza! Nel grande romanzo americano “Via con il vento”, pubblicato non a caso nel solare anno 1936, sempre gustabile nella sua versione filmica, uno dei primi kolossal mondiali, i colori, i nomi e le relazioni fra i personaggi principali mi hanno recentemente impressionato, come se la narrazione volesse dirci anche altro. I personaggi chiave di questo affascinante epos del Sud sono quattro: Rossella, Ashley, Melania e Rhett. Questo è il loro ordine di comparizione. Rossella ha questo nome, Scarlet come secondo nome in quanto il primo è Cathleen, cioè Caterina. Cathleen Scarlet, cioè l’idea della purezza unita all’idea di un rosso vivace, ardente. Le prime frasi del romanzo sono sconvolgenti rispetto alla bellezza di Vivian Lee nel film: Rossella non è particolarmente bella. Seduce gli uomini con la sua vivacità e la sua civetteria. Rossella appare subito espressione della sua terra, della terra rossa dove è nata, tenace e forte come lei. La sua prima descrizione nel romanzo la mostra vestita tutta di verde e con la pelle chiara, mezza irlandese  e per parte di madre di origine francese e aristocratica. Il padre la tratta amichevolmente come fosse un ragazzo e lei rivela tratti artemidei e combattivi nella sua giovinezza. Possiamo leggere tutto il romanzo come percorso di progressiva identificazione della rosseggiante Rossella con Tara, la tenuta-piantagione di cotone fortemente voluta e amata dal padre, l’irlandese Gerald, altro nome “parlante”: forte con la lancia, forte guerriero. Nel romanzo tutti i nomi sono simbolici e antichi, allusivi e perfetti per chi si diverta a far emergere scenari semantici paralleli e sottotraccia. Il romanzo all’inizio mostra l’insegnamento di Gerald a Rossella sull’importanza vitale ed esistenziale della terra e si conclude con una Rossella che comprende che la passione più forte e più preziosa è proprio quella per Tara, che ha ereditato dal padre. “Via con il vento” è il canto della Terra: edenica e arcadica all’inizio, prima della Guerra, travagliata e desolata durante il conflitto e rinata a nuova vita dopo le distruzioni. Una terra ideale per il cotone: rossa ma anche circondata da paludi, laghetti. Ancora oggi la contea di Clayton appare ricca di acque sorgive e di falda. Clayton: il luogo dell’argilla, altro etimo allusivo. Tutte queste immagini richiamano alla mente il tema centrale della letteratura alchemica: la Terra edenica, cioè l’ “Acqua ardente”, la Materia prima dell’Opera da cui si estrae la Pietra filosofica, che è indicata visibilmente quale polvere rossa. Rossella all’inizio del romanzo sembra ignorare la bellezza di Tara in quanto appare interessata solo a collezionare corteggiatori e rifiuta con stizza l’insegnamento del padre: la terra è la sola cosa al mondo che valga qualcosa! E a Tara si respirava un’aria di solidità e di stabilità. Eppure fin dall’inizio Rossella amava quella terra senza sapere di amarla; l’amava come amava il volto di sua madre alla sera nell’ora della preghiera. Alla fine del romanzo assume piena e viva consapevolezza della verità dell’insegnamento paterno dopo aver faticato tra mille sacrifici per far rivivere e conservare Tara. La tenuta sorge su di una collinetta, come la Tara irlandese da cui deriva il nome, cioè la collina antichissima centro sacrale dei re d’Irlanda, vicino a Dublino, dove si radunavano i Druidi e sorgeva la Lia Fail, la Pietra del Destino, segno della regalità del misterioso popolo pre-celtico dei Tuatha de Danaan. Tara: nome che in indi significa: stella, e in celtico: collina sacra. Altra evocazione straordinaria in quanto si tratta di immagini che rimandano ancora all’epos alchemico della “compostella” (composto stellato?) o “campus stellae”, cioè il luogo sacro della sepoltura di San Giacomo nella Spagna settentrionale a cui era diretto quello che diventerà il “Cammino di Santiago” attraverso le varie vie e tappe chiamate la “Via lattea”. Non a caso San Giacomo era ritenuto patrono anche degli alchimisti, oltre che dei pellegrini e dei cavalieri e indossa tradizionalmente un mantello verde. Celtico e antico è anche il cognome irlandese di Rossella: O’Hara.

I luoghi di Rosella intessono quindi una piccola ma intensa geografia simbolica di cui sono epifanie anche altri nomi tra cui ricordiamo la “collina delle fate” o “collina bionda” (Fairhill) e il fiume Flint, il cui nome indica la pietra focaia e il silicio. La stessa mitica e simpaticissima Mammy con il suo burbero e affettuoso conservatorismo appare complementare e parallelo eco della terra alchemica, del limo egizio ermetico e non a caso appare intenso il suo rapporto con Rossella. La Tara di Rossella si trova infine non lontano da Atlanta, la capitale della Georgia. Altri due nomi che in una logica ermetica appaiono anch’essi allusivi: il mistico monte Atlante, nome di antica radice sanscrita, e la ninfa Atalanta, che appare rapita dalle mele d’oro che Ippomene lascia cadere per farle perdere una corsa-sfida e indurla così alle nozze. Non a caso uno dei più celebri trattati alchemici si chiama proprio: Atalanta fugiens, opera barocca di Michael Maier. Il rapporto tra Ippomene, l’uomo-cavallo, e la sfuggente e instancabile Atalanta, richiama molto la relazione travagliata tra Rosella e Rhett Butler. Come Ippomene Butler appare identificarsi con la libera e focosa impetuosità del cavallo dal quale raramente scende e come Atalanta Rossella appare artemidea e sfuggente e parimenti attratta dal luccicare di quell’oro che le serve per mantenersi libera e signora della sua terra. Non a caso i pomi d’oro di Ippomene-Atalanta rimandano all’Eden iperboreo di cui Tara e le Dodici Querce sono eco ed epifania simbolica. La Georgia infine se storicamente prende il nome da Giorgio Washington mostra comunque un nome greco che riguarda l’arte della coltivazione della Terra. Rossella quindi a livello di rilettura simbolico-alchemica indica chiaramente la materia prima da cui si estrae la Pietra dei Filosofi attraverso il giusto fuoco e il giusto forno. Tara è il forno e prima di trovare il giusto fuoco, cioè Rhett Butler, e la giusta distanza da esso, la rosseggiante Terra-Rossella sottoporrà a prova più “mariti”: il giovane e inconsistente Carlo, che morirà ingloriosamente di malattia sul fronte, il vecchio Frank Kennedy (altro nome che indica libertà, come il nome: Carlo), senza dimenticare lo sfuggente Ashley, ed essa stessa sarà “provata” più volte. I suoi duplici vestiti neri da lutto indicano il passaggio della “terra alchemica” attraverso fasi di necessaria purgazione.

Perché Rossella appare così presa da Ashley? La tenuta dei Wilkes si chiama “Dodici Querce”, altra immagine celtica e cosmica molto suggestiva. “Ashley” significa in inglese antico “cenere” oppure “radura di frassini”. Se Rossella è la Terra Ashley appare epifania dell’elemento Aria. Non a caso appare etereo, distante, freddo, flemmatico. La sua stessa famiglia a detta di Gerard è gente strana, differente da tutte le altre famiglie di possidenti della Georgia settentrionale. Troppo colti e letterati, e ritenuti eccessivamente amanti della musica e del teatro. Gerard e Buttler inquadrano subito Ashley e capiscono subito che con lui Rossella sarebbe infelice eppure lei appare testarda in questa sua ossessione come se la Terra per ardere pienamente avesse bisogno di molta Aria, oltre che di Fuoco. Tara vuole conquistare le Dodici Querce, con la loro immagine archetipale-istintiva di una radura a cerchio? Non a caso sarà alle Dodici Querce che Rossella incontrerà per la prima volta il suo Fuoco: Rhett, il cui nome indica in celtico il “correre” e il cui cognome indica “l’essere al servizio”: appunto della Terra Rossa, cioè del Sud quanto di Rossella. E sempre alle Dodici Querce Rossella si dichiarerà all’areo, malinconico e volatile Ashley; l’unico uomo che sembra indifferente al potere innato di seduzione di Rosella. Se Rossella è la tenace terra e Rhett il veloce fuoco e Ashley la solitaria e imprendibile aria, la dolce, tranquilla e debole Melania non può che esprimere l’elemento simbolico dell’Acqua. Melania di cognome si chiama Hamilton, che significa “collina storta, ferita”. Già di salute cagionevole all’inizio del romanzo Melania, la “scura”, è la cugina di Ashley la cui famiglia è usa, secondo il giudizio sprezzante di Gerald, a sposarsi tra di loro. Altro tipico connotato simbolico dell’elemento Aria, che per natura tende alla superiorità sfuggente dell’evaporazione. Lo schietto e irlandese Gerard svela tutti i tratti essenziali di Ashley compresa la deprecabile “assenza di passione”, la lunarità e la femminilità, propria anche di Melania. Rossella è un maschiaccio e Ashley appare più femminile di Rossella. Anche Melania sarà fondamentale, insieme con Ashley, per far maturare e per purificare la Terra-Rossella che dovrà addolcirsi e fortificarsi attraverso varie “immersioni” al fine di riassumere in sé stessa tutti gli elementi. L’ultimo da dominare sarà proprio Rhett-Fuoco che rischia di sfuggire e disperdersi di fronte alla tenacia straordinaria di Rossella. La guerra tra Nord e Sud sarà il fuoco esterno, lo stimolo-occasione che da fuori aiuterà a far accendere il fuoco interiore in Rossella per giungere alla sua gloria. Il romanzo si conclude proprio con la forte e chiara certezza della Terra Rossa di poter riconquistare il suo Fuoco, come la calamita il suo ferro.

 

Giacomo Maria Prati

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